• giovedì , 26 aprile 2018

L’ASSOCIAZIONE “IL PONTE DI ERACLITO ASSEGNA IL PREMIO “BENEDETTO CROCE”

MOLA – “Il Ponte di Eraclito” è un quadro di René Magritte risalente al 1935, dedicato al celebre filosofo dell’unità e della tumultuosità del reale. Ma “Il Ponte di Eraclito” è anche il nome dell’associazione culturale molese fondata, ormai due anni fa, da Vito Marangelli, e che sta organizzando sempre più iniziative, sia nel nostro paese che all’infuori di esso. E’ di pochi giorni fa, nella sede dell’ex-Palazzo delle Poste vicino all’Ateneo di Bari, l’assegnazione del primo premio “Benedetto Croce” a una tesi di laurea che aveva quest’ultimo come oggetto. A rappresentare la stampa, noi e il blogger Mario “Mancio” Ruggiero. A presentare la cerimonia Nicola Desilvio, anche lui nel direttivo de “Il Ponte di Eraclito”, che in apertura ha letto un messaggio di Marta Herling, nipote del filosofo, in cui ringrazia “per l’iniziativa che associa la memoria di Benedetto Croce a un premio assegnato a un giovane studioso, nel segno di un riconoscimento agli studi delle nuove generazioni sul pensiero e l’opera del filosofo”.

Ha poi preso la parola Vito Marangelli, per spiegare com’è nata l’idea del premio: “Tutto è iniziato da una donazione fatta da una coppia di amici, Anna Nanni e Vito Carbonara, alla nostra associazione, una somma in denaro da destinare a un premio di studio. Successivamente abbiamo pensato di dedicare questo premio a Croce, considerando la storia personale di Anna, il fatto che due anni fa c’è stato il 150° anniversario dalla nascita dello studioso, e il legame che questi aveva con Bari. Siamo fieri di assegnarlo alla tesi di un giovane studioso, che l’ha dedicata a un argomento non molto corrente, il Croce storico”.

Un breve discorso da parte di Anna Nanni, ex-sindaco di Pescasseroli, paese natale di Croce, che ha ringraziato “anche a nome del mio paesello sia l’associazione che il giovane premiato, che ha scelto di approcciarsi a un precursore quale è stato Croce. Questo premio è un modo di puntare sui giovani e sulla bellezza che abbiamo nel nostro Paese”.

Paolo Ponzio, direttore del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Bari, come in una seduta di laurea, ha introdotto la spiegazione del giovane premiato, raccontando come “in Croce la storia e la filosofia sono strettamente intrecciate, e soprattutto la storia è in continuo divenire. In ogni momento, anche in questo, tutti noi facciamo la storia”.

Da quel momento, l’ultima parte della cerimonia è stata tutta per il giovane premiato, Tommaso Catucci, che ha spiegato i contenuti della sua tesi: “Croce intendeva lo studio della storia come un impegno costante in quanto essa non può essere racchiusa in schemi precostituiti come avrebbero voluto i positivisti. Ogni riflessione stimola una riflessione sempre nuova, è proprio questo dinamismo del pensiero alla base della visione crociana. Dopo una prima sezione dedicata alla biografia di Croce (in cui mi soffermo soprattutto sui suoi maestri, come Antonio Labriola e Silvio Spaventa), nella seconda traccio un percorso del pensiero crociano, suddividendolo in due fasi, la prima che va dal 1893 al 1902, la seconda dal 1905 al 1909. Mi sono chiesto se Croce avesse mai direttamente affrontato il rapporto tra scienza, arte e storia o se fosse solo un’influenza esterna. Ho scoperto che c’erano state dispute sull’argomento antecedenti al 1893, e che nelle sue prime opere Croce ne era influenzato. In seguito giunge a conclusioni personali, come ad esempio il fatto che la storia non appartiene al campo della scienza (caratterizzata da concetti generali più o meno universalmente accettati) ma a quello del particolare, caratterizzato da rappresentazioni individuali e intuizioni”.

Da questo momento si sviluppa l’unicità del pensiero crociano, e anche la tesi del nostro giovane studioso. Al quale auguriamo un futuro brillante, poiché mai come oggi il mondo (intellettuale e non) ha bisogno di tornare a elaborare pensieri originali.

Vito Giustino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Related Posts