• mercoledì , 22 novembre 2017

LA STORIA DI MOLA DAGLI INIZI DEL NOVECENTO AL SECONDO DOPOGUERRA

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MOLA – La storia di Mola in un’epoca cruciale per la Storia mondiale. L’opera postuma di un grande studioso portata a termine da un amico. Il libro presentato al Castello Angioino qualche sera fa, “Mola di Bari dagli inizi del Novecento al secondo Dopoguerra” (ed. Città Nostra, €13, pagg. 260), è uno di quei libri che si portano addosso almeno due storie, quella che raccontano tra le loro pagine e quella che hanno vissuto. Iniziato dallo studioso Giovanni Ricciardelli, che non poté concluderlo a causa della morte sopraggiunta a soli 64 anni, è stato ripreso negli ultimi anni da Andrea G. Laterza, che ha potuto finalmente darlo alle stampe. E, come dicevamo, è stato presentato alla popolazione molese qualche sera fa nella cornice del Castello, in mezzo a manifesti gentilmente messi a disposizione dall’Associazione Nazionale Combattenti di Mola e da Filippo Affatati. Per tutti gli intervenuti alla presentazione (che per ragioni diverse hanno condiviso con Ricciardelli diversi anni della loro vita) è stato difficile mantenere il distacco tipico delle cerimonie, e l’emozione ha più volte preso il sopravvento. Il primo a parlare è stato il presidente dell’associazione “Città Nostra” Nicola Lucarelli, che ha ricordato il suo primo incontro con Ricciardelli: “Nel 1964, in occasione dell’elezione del nuovo consiglio comunale. Lui socialista, io democristiano, l’agone politico ci ha spesso divisi nelle scelte, ma col tempo maturammo una schietta e sincera amicizia. Il suo carattere forte, polemico e indisponibile ai compromessi (che lo portava a scagliarsi anche contro i dirigenti del suo partito) lo faceva apparire chiuso al confronto, ma in realtà bastava mostrargli un minimo di disponibilità al dialogo. Spesso trovava rifugio dalle delusioni della politica nell’altra sua passione, la scrittura. Non lesinò la sua collaborazione a varie testate. Per noi di ‘Città Nostra’ è stato un maestro di vita, ci ha insegnato a praticare un giornalismo imperniato sulla critica costruttiva e sullo studio dei documenti. Una malattia ce lo portò via all’improvviso privandoci della sua esperienza, ma abbiamo portato avanti la sua lezione”. Il ricordo sull’onda degli aneddoti personali è proseguito con la moglie dello studioso, Palmina Parente Ricciardelli: “Giovanni aveva tenacemente voluto questo libro, a cui pensava fin dagli anni ’70. Voleva ricostruire un periodo lungo, durato cinquant’anni, e difficile, poiché denso di lotte sociali e politiche, che portarono alla formazione dello Stato democratico. Cercò collaborazioni di persone che quei decenni li avevano vissuti di persona, ‘nella mischia’ come scrisse in alcune lettere indirizzate a loro. E non gli interessava da che parte avessero combattuto, per lui ogni testimonianza diretta era preziosa come un documento. In seguito dovette accantonare questo progetto per dedicarsi alla stesura di ‘Molesi d’America”, ma non smise mai di raccogliere materiale, che Laterza ha pazientemente riordinato, dando così alla luce un libro in cui ogni molese potrà ritrovare se stesso, e che sono certa Giovanni avrebbe voluto far leggere soprattutto ai giovani”. Il sindaco di Mola Giangrazio Di Rutigliano ha ringraziato Laterza e la famiglia Ricciardelli per l’impegno, poiché “conoscere la storia del nostro passato ci permette di fare la storia del nostro presente. Ecco perché chi si occupa di storia locale merita l’ammirazione di tutto il paese. Non ho avuto il piacere di conoscere personalmente Ricciardelli, ma lo conosco per il suo nome e per quanto ha dato alla comunità”. A quel punto il coautore del libro, Laterza, ha preso la parola: “Ho raccolto il testimone di Giovanni, avrei preferito non farlo e che lui fosse qui con noi… Avrebbe scritto questo libro meglio di quanto abbia potuto fare io, data la sua conoscenza approfondita delle fonti. Ma l’ho fatto volentieri, perché era giusto e necessario portare avanti il suo progetto: dare ai molesi uno strumento di comprensione della storia di quei decenni. Una storia lontana ma che ha ancora forti ripercussioni sulla nostra attualità. Giovanni aveva scritto tre importantissimi capitoli che arrivano all’avvento del Fascismo, io ho proseguito estrapolando dalla mole di materiale che aveva lasciato e cercando di focalizzarmi come lui sulla realtà locale (testimoniata dai numerosi articoli di giornale) e sul modo in cui interagisce con la vita politica, sociale ed economica del periodo. Dopo l’epoca fascista, che troppo facilmente si tende a catalogare come un periodo statico quando in realtà vide profondi cambiamenti nell’assetto sociale, si entra in quella del Dopoguerra che per Mola significò la migrazione di molti cittadini in cerca di lavoro. Furono anni difficili, ma che ci portarono a essere quello che siamo oggi. Spero ci sarà la possibilità di portare questo libro nelle scuole”. Infine, Nicola Colonna, docente di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Bari, ha elogiato “il rigore con cui il libro è stato redatto. Solitamente i libri di storia sono sì documentati, ma ridotti a una mera successione di fatti. Soprattutto la storia locale rischia spesso di scadere nell’aneddotica fine a se stessa. Qui invece i fatti sono inseriti in una narrazione più ampia, che dimostra la correlazione tra di essi, le cause, gli sviluppi, e ci porta ‘dentro’ quelle vicende”. Di lì il professore ha iniziato (anche rispondendo, in un secondo momento, alle domande del pubblico) una lunga dissertazione sui fatti narrati nel libro (ad esempio come il Fascismo costruì la sua macchina del consenso anche grazie all’ignavia della classe politica preesistente), raccomandando in conclusione di “leggerlo, poiché racconta cose che, per quanto lontane nel tempo, tornano d’attualità ora che qualcuno sembra voler riportare indietro le lancette della Storia”.

Vito Giustino

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