• mercoledì , 20 settembre 2017

LA STORIA DELLA MARINERIA A MOLA

MOLA – La presentazione di un libro, la riscoperta di un passato, la celebrazione della storia di un edificio all’interno dell’edificio stesso, la speranza che tutto questo abbia ancora un futuro. Tutto questo è stato l’ultimo incontro tenutosi al Cantiere delle Idee, in via Di Vagno 149, “Considerazioni sulla scuola marinara a Mola”. Proprio il palazzo in cui ci trovavamo ha rappresentato il punto di partenza, essendo stato per anni la sede della scuola suddetta, e molti ex-studenti ed ex-docenti erano seduti fra il pubblico. La moderatrice Marianna Lassandro di Sportello Elp ha introdotto l’ospite Vincenzo D’Acquaviva, autore del libro “La marineria molese nel ‘900”. Prima però i saluti dell’assessore alle Politiche Comunitarie Gianni Russo, che ha incentrato il suo breve intervento su “ciò che rappresenta per Mola e i molesi la risorsa mare, qualcosa a cui si legano storie di vita, il lavoro, e una possibilità di rilancio turistico. Il mare infatti non deve rappresentare solo il nostro passato, ma anche il nostro presente e il nostro futuro. Ecco perché a distanza di quindici anni abbiamo riportato a Mola, con l’aiuto dell’istituto Gorjux-Tridente, l’istituto marittimo, che avrà una nuova sede, dove vogliamo che si torni a parlare di mare e a formare i cittadini con nuove competenze e nuove tecnologie, anche quelle ecosostenibili, oltre a dotarsi di un piccolo museo che racconterà la nostra storia marittima”. Dato che non si può scorgere un futuro senza conoscere il proprio passato, la storica Anna Consiglio (che ha curato la presentazione del libro di D’Acquaviva) ha parlato della storia della marineria nei secoli: “L’istruzione marittima è sempre stata ritenuta fondamentale, in un Paese circondato dal mare come il nostro. Già nel ‘600 c’erano due principali scuole marittime, una gestita dai gesuiti per diventare ufficiali militari e quella di Sorrento per gli imprenditori marittimi. Quindi la suddivisione è sempre stata chiara: la formazione di futuri militari da un lato e quella di futuri commercianti dall’altro. Più tardi si affaccerà anche il settore della cantieristica navale. Qui nel barese, in età napoleonica, Gioacchino Murat diede un forte impulso alle scuole marittime. Dopo l’unità, si puntò su un doppio binario: l’istruzione di base per i quadri tecnici e quella superiore per futuri capitani, macchinisti di prima classe e costruttori navali. Una pagina importante è quella delle navi-asilo, navi dismesse e trasformate in centri d’istruzione per ragazzi cresciuti in orfanotrofio. Una di esse, la Eridano, fu inaugurata qui nel marzo 1921, e impegnò 500 giovani. La scuola dei nodi, nucleo originario dell’istituto marittimo di Mola, nacque nell’ambito della riforma Gentile del 1923, e fu inaugurata da Bottai, che al contrario di Gentile dava più importanza all’istruzione tecnica che a quella umanistica. Questo fa capire la centralità dell’istruzione marittima nel dibattito culturale dell’epoca”. E dell’edificio scolastico ha parlato D’Acquaviva: “La prima figura che ho voluto riscostruire nel mio libro è quella di Domenico Brandonisio, originario di Valenzano, poi trasferitosi a Mola e divenuto mozzo, poi marinaio, nostromo e infine comandante, che tenne un diario dettagliato delle sue avventure. Fu lui il primo dirigente di questo istituto, che nel 1936 fu ridenominato ENEM (Ente Nazionale per l’Educazione Marinara) e intestato a Costanzo Ciano. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio fu adottato come base dagli Alleati, andati via loro era talmente decadente da non sembrare più una scuola… Dopo molti anni l’edificio fu acquistato dal Comune di Mola. Quanto alla pesca, si può dire che sia una forma di migrazione, ha portato i nostri pescatori in giro per il mondo e ognuno di loro aveva storie da raccontare. Molti, come Ottavio Dattolo, ho fatto in tempo a intervistarli per il libro prima che ci lasciassero. Primo Levi diceva che una società che dimentica la propria storia è destinata a scomparire senza lasciare traccia di sé. Sono contento di avere fermato su queste pagine la nostra storia”. Una storia fatta di tante storie. Intanto il mare resta sempre lì, ma mai fermo. Il moto perpetuo delle sue onde ci ricorda quello della Storia, che non si ferma mai e attende che anche noi, con il nostro viaggio, contribuiamo a cambiarla. Ma per farlo è il caso che ci svegliamo e salpiamo.

Vito Giustino

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