• venerdì , 23 giugno 2017

INFORMABIO, INFORMARSI PER STARE BENE

BARI – Siamo all’interno di ImpactHub, la struttura di coworking all’interno della Fiera del Levante a Bari in cui varie aziende convivono in un unico spazio. Ogni scrivania delimita il “territorio” dell’azienda, la sua attività, e lo spazio comune permette loro di trascorrere molte ore insieme (è aperta dalla mattina alla sera), di interagire ed eventualmente avviare nuove collaborazioni. Fra queste c’è l’attività di Mirella Giannuzzi, che chi segue il nostro giornale sin da quando era un cartaceo ricorderà per l’intervista che le facemmo nel 2013 all’interno della sua bottega a Conversano “CuoreBio”. Quella nostra intervista è finita nel libro di Mirella, ma nel frattemcpo l’attività ha chiuso i battenti e ora lei si divide tra ImpactHub e il suo ufficio a Conversano per portare avanti il progetto InformaBio… Insomma, sono successe molte cose, ed è tempo di raccontarle.

Ciao Mirella, tanto per cominciare parlaci di InformaBio. “E’ un progetto in cui confluiscono i miei dieci anni di esperienza nel settore biologico. Ho ascoltato spesso i professionisti del settore (aziende fornitrici, medici) lamentare difficoltà a far conoscere il mondo del bio. Ai clienti bisogna parlare con il linguaggio di oggi, e oggi il linguaggio passa attraverso il web, cui tutti possiamo accedere attraverso lo smartphone che abbiamo in tasca. InformaBio è un portale messo insieme da un team di professionisti (fra i nostri partner ci sono l’oncologo Claudio Pagliara, l’ente di certificazione del biologico CCPB, l’executive chef Umberto Vezzoli, oltre a varie aziende). Collegandosi al sito www.informabio.it è possibile avere tutte le informazioni sul mondo del biologico, le ricette, i consigli, i marchi più affidabili. In fondo faccio lo stesso lavoro di affiancamento che facevo nel mio negozio, solo su una scala più ampia. Il sito non è ancora completo, ma già sono nate collaborazioni con aziende, anche estere, e perfino con le scuole. E a breve InformaBio diventerà anche un’app”.

E ci sono anche altri progetti… “Ho scritto un libro, ‘Meriti il meglio, scegli bio (3 passi fondamentali per incominciare ad amarsi davvero)’, che nei miei progetti è il primo titolo di una collana. Oltre a raccontare un po’ la storia del mio approccio al bio (c’è anche riprodotta l’intervista che mi fece il vostro giornale anni fa), dò anche una prima serie di consigli sul cambiare le proprie abitudini, alimentari ma non solo. La parola chiave è ‘nutrimento’; non ci si nutre solo di cibo, ma anche di relazioni umane, di affetti, di approccio alle cose”.

Quando hai iniziato a interessartene, dieci anni fa, il biologico era percepito come una stranezza. Oggi invece è diventato una moda, e ci sono perfino aziende che sono entrate nel settore magari senza essere qualificate. Come hai vissuto questo passaggio da un eccesso all’altro? “Se guardo a come sono cambiata io negli anni comprendo i cambiamenti della società. Da un lato vedo che molta gente è ora più sensibile a certe tematiche, che è disposta a spendere un po’ di più per prodotti che in compenso non le faranno spendere soldi in medicine (e comunque i prezzi dei prodotti bio e di quelli industriali si stanno sempre più uniformando, per cui anche quel problema comincia a non sentirsi più), dall’altro vedo molti usare il termine ‘bio’ senza neanche sapere di cosa stanno parlando. Il nostro portale nasce proprio con l’esigenza di orientare chi è curioso di conoscere il mondo bio sulle aziende che da anni operano nel settore con serietà e competenza, e non per mero business”.

Quando ci siamo conosciuti anni fa ci presentasti il negozio “CuoreBio”, al centro di Conversano, che come potemmo constatare di persona era diventato anche un punto di riferimento per molte persone, le quali da un giorno all’altro hanno trovato questo negozio chiuso. Vuoi raccontare com’è andata? “Chi mi conosce sa che consideravo il negozio una mia creatura, anche se non era di mia proprietà. All’inizio avevo seguito mio marito nell’attività di famiglia, un classico negozio di gastronomia, ma era un contesto in cui non mi ritrovavo. Poi io e mio marito abbiamo effettuato una ristrutturazione, rendendola una bottega alimentare a tutto tondo. Quando ancora non avevamo finito questo lavoro ho iniziato il mio percorso nella cultura biodinamica e nella medicina naturale, che ha portato a un nuovo investimento, e molto più rischioso dato che si parlava di prodotti che nessuno conosceva. Ma ho tenuto duro, anche pensando a mia figlia che non doveva crescere a contatto con prodotti che potessero farle male. Credo che la famiglia di mio marito (che operava da anni nel settore della macelleria) non abbia mai accettato fino in fondo la nostra scelta, tant’è vero che la scorsa estate hanno deciso di vendere il locale. Quel che più mi dispiace è che il tutto sia avvenuto in un periodo in cui il negozio era chiuso per ferie (e perché pensavamo di fare dei lavori di ristrutturazione), per cui non ho avuto tempo né modo di informare i miei clienti della chiusura definitiva. Avevo un rapporto bellissimo con ognuno di loro, ma ho dovuto interromperlo per una decisione non mia e senza nemmeno poterglielo far sapere. Con quelli con cui avevo un rapporto più stretto abbiamo continuato a sentirci anche dopo, gli altri spero che possano leggere questa intervista e sapere come sono andate le cose. Oggi sono serena, ma non dimentico i dieci anni che ho passato lì, tutto quello che vi ho imparato e che ora porterò avanti con InformaBio”.

Vito Giustino

 

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