• giovedì , 22 giugno 2017

GRAZIA, IN MARCIA A DIFESA DELLE DONNE

015 - Copia

MONOPOLI – Nessuna donna dovrebbe aver paura di andare in giro da sola. Nessuna dovrebbe aver paura che le facciano del male e tutte dovrebbero essere libere di inseguire il proprio traguardo. Per lanciare questo messaggio una di loro, Grazia Andriola, da giorni sta “andando in giro” per una distanza lunghissima, a piedi e con uno zaino sulle spalle. E ora che è passata da Monopoli l’abbiamo fermata per fare due chiacchiere.

Ciao Grazia, innanzitutto presentati ai nostri lettori.

“Non c’è molto da dire, nella vita di tutti i giorni sono un’infermiera professionale e mi occupo di medicina alternativa. Oggi svolgo la mia professione in Svizzera, dopo averla svolta per qualche tempo in Italia.”

Come è nata l’idea di questa marcia?

“Avevo già programmato da tempo questo itinerario, in seguito ho deciso di dedicarlo a una giusta causa e trasformarlo in un cammino di solidarietà contro la violenza alle donne. Ho incontrato la WeWorld onlus, che si occupa, oltre che di bambini, anche di donne maltrattate, e abbiamo iniziato una campagna di sensibilizzazione. Ci sono ancora pochi sportelli antiviolenza, e poche strutture in grado di mettere in sicurezza le donne che subiscono violenza. Sono partita lunedì 27 giugno da Santa Maria di Leuca e compirò 5600 chilometri per raggiungere Santiago de Compostela. Oggi [5 luglio, ndr] sono stata accolta qui a Monopoli nella sede locale dell’associazione, dalla presidente e dalle volontarie.”

Una campagna di sensibilizzazione presuppone un canale informativo. Chi non sa della tua marcia o comunque vuole aggiornarsi a chi può rivolgersi?

 “Su Facebook ho aperto una pagina dedicata a questa iniziativa, intitolata ‘La strada che scegliamo’, in cui aggiorno sul mio itinerario.”

Finora che paesi hai visitato e che accoglienza hai ricevuto da ognuno di essi?

“Nei comuni che ho attraversato finora, da Santa Maria a Alessano, Ruffano, Brindisi, Santa Sabina, Torre Canne e ora Monopoli, ho trovato ospitalità presso famiglie che, saputo della mia iniziativa grazie alla rete, mi hanno offerto una cena, un bagno, un pernottamento, cosicché il mattino dopo (di solito intorno alle 5.30) mi rimetto in viaggio per la meta successiva.”

E tu cosa dici alle persone che incontri lungo il cammino?

“Sono persone che già mi conoscono attraverso Facebook, sanno cosa sto facendo e perché. Con loro condivido l’esperienza dei tracciati che faccio. In questo momento sto percorrendo la via Francigena del sud, che andrebbe rivalutata. In generale le strade che percorro (la via Appia antica, la Traiana, la Litoranea) non sono messe in sicurezza. Le persone che incontro sono molto curiose degli aspetti tecnici del mio percorso, appunto lo stato delle strade o cosa c’è nel mio zaino, e ovviamente della WeWorld e della nostra campagna di sensibilizzazione.”

Cosa farai una volta giunta a Santiago?

“Intanto tornerò a casa… Spero che per allora l’associazione sia riuscita a raccogliere fondi a sufficienza per mantenere in vita gli sportelli anti-violenza attualmente in essere, soprattutto quelli presso le strutture ospedaliere di Trieste, Genova e Roma. Spero mi seguiranno in tanti su questa strada.”

Vito Giustino

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