Bonasora: “Conversano può: serve solo un grande sogno”

#storie – “Sono sei anni che combatto contro il cancro. Un cancro raro. In sei anni ho fatto sette interventi. I medici dell’Istituto Europeo Oncologico Veronesi hanno trovato un modo per aiutarmi, adesso sto facendo la chemioterapia a San Giovanni Rotondo.” 

Le sue parole sono sassi che sfiorano la superficie di un lago immaginario dove onde concentriche si allargano per rompere e frantumare la paura di chi ha paura di vivere. Vito Bonasora, ex sindaco di Conversano (1995/1999 – 1999/2003), ex Consigliere regionale (2005), lo afferma senza remore.

“Sto lottando accanto ad una donna meravigliosa, mia moglie Rosalba. Sto lottando con tanta voglia di vivere. Amo la vita tantissimo. La amo anche convivendo con questa malattia. La vita è un’avventura meravigliosa nella quale vale la pena credere, per la quale vale la pena sperare e per la quale vale la pena lottare anche in queste condizioni. Lotto ogni giorno con il sorriso e con serenità. Questa è la mia battaglia quotidiana ma vivo la normalità. Vado a lavoro, faccio il marito, lo zio con i miei nipoti, continuo ad essere me stesso”.  

No, non è per nulla cambiato. Vito Bonasora ha la stessa tenacia di un tempo, quella che l’ha reso protagonista della politica locale e regionale. L’ho incontrato a Conversano.

“É da tanti anni che non ci vediamo”, mi dice sorridendo. Siamo nel suo studio, è un ambiente caldo e accogliente. Mi guardo intorno curiosa, tra foto, riviste e poster di film d’autore c’è un’immensa collezione di libri. In un angolo una raccolta di Giorgio Gaber. Sono passati quasi vent’anni, mi ricordo ancora il giorno della sua prima elezione. Quanto tempo è passato. Un tempo di grandi emozioni e speranze nel corso del quale ognuno ha tracciato il suo cammino. Vorrei fargli tante domande, ma non ho proprio più voglia di parlare e scrivere di politica. Oramai abbiamo tanti opinionisti dalla penna veloce e dalla lingua biforcuta: fanno processi, esprimono giudizi, emettono sentenze nel giro di un nano secondo. Il tempo di un Twitter, di un post o di una diretta su FB. Ricordate, però, che non tutti coloro che hanno una penna in mano, oh pardon una tastiera sotto i polpastrelli, sono da considerarsi pensatori, filosofi o giornalisti. Dalla società liquida si è passati ad una società omogeneizzata, dove l’unica idea democratica che prevale è la propria. Certo, come diceva qualche mio buon maestro, nessuno si può santificare da solo ma almeno possiamo permetterci di raccontare i fatti da un altro punto di vista. Un punto divergente, per affrontare e superare certe paure ancestrali, come la paura della malattia e della morte.

“Molti mi hanno chiesto perché sono scomparso dalla vita pubblica. È stata una scelta che ho fatto volontariamente. Ho scelto le cose essenziali: il mio attaccamento alla vita. Resto attaccato alla vita, voglio restare attaccato alla vita. Questo faccio oggi. Lo voglio esternare con tutto me stesso. É una partita di cui non conosco il risultato finale. Qualunque sarà il risultato di questa battaglia non dipenderà dalla mia non volontà di vivere. Posso dire con fermezza che quella forza che avevo un tempo nella mia attività politica e sociale, oggi l’ho trasferita tutta nell’affrontare questa malattia. Senza lasciarsi frenare dallo sconforto. Ho la fortuna – mi ripeto – di avere accanto a me una donna meravigliosa. Ecco Rosalba è una donna con la D maiuscola, il suo essere donna per me è fonte di forza.” 

Così la mia chiacchierata con Vito, poco prima della fine del 2018, segue vari itinerari: personali e sociali. È un ripercorrere con nostalgia esperienze che hanno segnato la nostra storia e quella del nostro paese, nel bene e nel male.  Sono cresciuta professionalmente (nella redazione de l’Informatore) seguendo estenuanti Consigli comunali, facendo le ore piccole per studiare i retroscena, imparare a leggere tra i discorsi interminabili di vecchie volpi (ancora presenti) e riuscire ad intuire quei meccanismi che non si vedono ad occhio nudo ma che ci sono e rendono la politica piena di intrighi e passione, con un handicap. La politica è una parola femminile ma si declina nei fatti solo al maschile. Se non sei presente, se non hai tempo sei fuori dal giro….

 

Campanili 

“Sono passati vent’anni da quella bella esperienza, oggi posso permettermi di dire con orgoglio che all’epoca Conversano ha vissuto il Rinascimento che si è compiuto concretamente. Quella che non ho paura di chiamare piccola e grande rivoluzione, è cominciata tanti anni prima della mia elezione con il centro sociale Antigone poi cooperativa sociale Itaca; con il laboratorio politico, con quel movimento di ragazzi e ragazze, adolescenti che mobilitò l’intero paese.

Riuscimmo a compiere una rivoluzione. Conversano respirava un’aria diversa: c’erano dibattiti civili, discutevamo, litigavamo, progettavamo ma si viveva. La politica viveva, la politica aveva un’anima, un respiro. Non eravamo appiattiti, la comunità conversanese non era appiattita sull’idea della maggioranza dell’epoca. Era bello anche scontrarsi, perché lo scontro era civile. Tutti ne uscivamo arricchiti.  Io devo ringraziare tutti coloro che avevano una posizione critica, perché grazie a loro fu possibile quel Rinascimento. Fu possibile fare ciò che si fece. Ricordo il Consiglio comunale dei ragazzi organizzato insieme all’Unicef e ai tanti momenti che Conversano respirava. Sul piano culturale era ammirata. Ecco: non avevamo bisogno di mettere le luminarie a Natale per poter proporci ai turisti ed esistere. Conversano viveva di luce propria tutto l’anno. “

Qualcuno, però, questa luce l’ha spenta?

“È stata una continua decadenza,  forse – e dico forse perché non mi permetto di esprimere giudizi – era fisiologico un periodo di declino. Probabilmente doveva andare così”. 

Forse abbiamo perso il senso della cultura, abbiamo perso l’amore per la nostra terra. “Probabilmente Conversano, la nostra comunità, ha bisogno di ricostruire un Rinascimento, però non partendo dalle élite ma dalla platea. Dico ai ragazzi, agli adolescenti di fare questa scommessa, di non guardare la vetta, ovvero l’élite che oggi detiene il potere. Devono cominciare dal basso, solo così verranno fuori le idee per rivivere. I giovani devono pensare questo: Conversano non finisce nella propria stanza o nei locali dove si ritrovano. Seppur importanti, va detto che Conversano continua fuori dalla loro casa e dai loro locali. Si sbaglierà, si commetteranno errori, si raddrizzeranno i percorsi e i progetti però si può tentare sganciandosi dell’élite. Credo che dopo tanti anni si potrà rinascere.” 

Dove sono questi giovani Vito? La maggior parte di loro sembra risucchiata dal proprio Io che si rispecchia come un nuovo Narciso nelle immagini postate su FB. C’é qualcuno che potrebbe essere un tuo legittimo erede, politicamente parlando?

“Oggi non seguo più come prima le vicende politiche, non conosco nessuno ma sono sicuro che c’è. Credo che sia possibile, non bisogna abbandonare la speranza. Fu possibile per noi. Avevamo 28, 29 anni. Potrà essere possibile oggi, ma occorre avere il coraggio di tagliare il cordone ombelicale da chi si ritiene di essere il padre di questi giovani.”

A parte qualche nuovo ingresso al Comune vedo sempre le stesse facce. 

“Almeno la mia non la vedi 🙂 !”.  

Per non parlare delle tematiche trite e ritrite: sanità, discarica, occupazione. Troveremo mai una soluzione?

“Per la sanità l’hanno trovata. La peggiore ma l’hanno trovata.”

 Cosa avresti potuto fare meglio per Conversano?

Municipio

“Grossi rimpianti non ne ho, certo ho nostalgia ma posso dire che ho dato tutto me stesso. Forse oggi sto scontando, a livello di salute, ciò che ho fatto. Abbiamo fatto tutto il possibile con gli strumenti e le leggi dell’epoca. Anzi abbiamo dato tutto, io e tutti coloro che erano con me in quel periodo.”  

Vito qui siamo messi proprio male, molta gente è malata o è morta per malattie incurabili, tumore, cancro, leucemie. Scusami la crudeltà ma non si può più far finta di nulla. In questo paese c’è qualcosa che non va e non si fa nulla per andare oltre.

Si ha paura di parlare di questo argomento?

“A me lo dici. La mia prima moglie è morta di cancro, io ho il cancro. Certamente il Sistema Sanitario Nazionale dovrebbe essere sollecitato perché faccia un’indagine statistica seria. É arrivato il momento di farlo. Certo non risolverà nulla ma bisogna farlo.”

Secondo te il nostro territorio è malato?

“Non penso solo il nostro territorio. In questi cinque anni, frequentando gli ospedali, mi sono reso conto che il problema è esteso. Probabilmente è stato colpito il nostro modo di vivere. Probabilmente scontiamo questo. Non sono un medico o scienziato. Non saprei darti una risposta, però sarebbe importante per noi capire perché abbiamo numeri elevati di persone malate.”

 Guardando al presente, cosa pensi dell’attuale amministrazione?

“Conosco Pasquale Loiacono, è stato consigliere comunale quando io ero sindaco. Suo padre è stato il mio vicesindaco. Conosco bene la sua famiglia. Sono ancora all’inizio, dico loro di non aver paura di andare fuori dall’ordinario. Bisogna fare qualcosa fuori dall’ordinario: avere un sogno per Conversano. Per noi, all’epoca, lanciare Conversano nell’ottica del Mediterraneo era un sogno. Ed è stato un sogno realizzato. Gli attuali amministratori devono andare oltre, devono rimettere in moto la macchina del sogno. Noi non possiamo essere provincia di Polignano, non possiamo essere invidiosi che Polignano abbia a Natale 100mila visitatori di luminarie. Quella è ordinaria amministrazione. Dobbiamo andare oltre, siamo capaci di andare oltre perché abbiamo la storia per andare oltre. Questo chiedo agli attuali amministratori.  Oggi, invece, vedo che Conversano resta provincia di questi paesi che hanno forse qualcosa sul piano naturalistico, ma noi abbiamo qualcosa in più per andare oltre. Va bene Piazza Carmine ristrutturata, va bene via Matteotti ma è solo ordinaria amministrazione”. 

Cattedrale

Qualcuno potrebbe dirti che sei un visionario perché servono i soldi

“Mari!!!!! I soldi bisogna cercarli, bisogna avere la capacità di andarli a cercare. I collaboratori dell’epoca sanno quanti viaggi ho fatto per recuperar economie in modo da non caricare il bilancio comunale. Questo chiedo a Pasquale Loiacono oggi. E credo che lui e la sua giunta siano capaci.  Ciccio Magistà ai Servizi Sociali è una fortissima testimonianza di socialità. Ecco quella disabilità messa a disposizione della comunità può diventare ‘un’arma’ grandissima per realizzare un sogno di integrazione sociale vera. Chiedo questo coraggio agli amministratori. Spero ne abbiamo la voglia”.

 

a cura di Maria Sportelli

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