Il 10 maggio arriva l’album concept “Transiberiana” del Banco

MILANO – «È un miracolo oggi un disco come questo».

È la lapidaria affermazione di Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso a proposito dell’album concept “Transiberiana” in uscita in tutto il mondo venerdì 10 maggio, grazie all’etichetta internazionale InsideOut.

«Ci eravamo prefissi di non fare il verso a noi stessi – ha aggiunto Nocenzi – Il prog nasce in alternativa ad altri generi, abbiamo focalizzato una cosa, il disco doveva essere vero, ispirato, credibile, che raccontasse chi siamo realmente. Credo che il lavoro di un artista deve fornire una lezione epica».

Le undici tracce di questo album usano il viaggio sul treno intercontinentale come metafora della vita.

«”Transiberiana” è stato un lavoro speciale, diverso dal solito – ha precisato il musicista – Ero completamente concentrato sulla nuova opera contemporanea del Banco “Orlando”: quattro anni di lavoro intenso e convinto, ma prima mi è stato chiesto di realizzare un album di inediti che potesse rispondere con chiarezza alle aspettative del nostro pubblico sulla nostra volontà di far proseguire la storia del BMS. Sul momento è stata una frustrazione grande, poi la voglia e la volontà, il cuore e la testa, hanno detto: Ok, perché no? Se siamo forti dimostriamolo. Sfida accettata».

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Dopo 25 anni, questo album del Banco offre un’aggiunta al rock progressivo italiano.

«Che significato aveva un nuovo album del Banco nel 2019 ? – si era chiesto Nocenzi – Sta in quello che vediamo tutti, davanti ai nostri occhi, ogni giorno, come il degrado del vivere contemporaneo. Appartengo a una generazione che ritiene la musica essenziale, come appunto un album concept. Nella Siberia, con -71 gradi al giorno nel periodo caldo, i giorni senza ideali sono soltanto soldi, proprio come da noi».

Questo lavoro rappresenta il prog come se Nocenzi e gli altri musicisti non l’avessero mai lasciato dal 1969 ad oggi.

«Transiberiana è un’idea che non si può fermare – ha continuato – È una risposta al nostro pubblico, un privilegio che ha nonostante tanti problemi: è un regalo preziosissimo. Dovevamo realizzare un’opera nuova e inedita: chi non c’è più, continuerà a vivere con questa musica, e non è retorica, ma raccontare la verità».

Il riferimento di Vittorio Nocenzi è a Francesco Di Giacomo e a Rodolfo Maltese, indimenticati voce solista e chitarrista della band scomparsi troppo presto.

Il Banco del Mutuo Soccorso oggi è Vittorio Nocenzi (pianoforte, tastiera e voce), Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica), Nicola Di Già (chitarra ritmica), Marco Capozi (basso), Fabio Moresco (batteria) e Tony D’Alessio (lead vocal).

«È un disco consapevole, coerente con la nostra storia, una scelta ad occhi aperti piena di lucidità e follia – ha confidato Nocenzi – Non abbiamo fatto dischi da 25 anni a questa parte perché la musica nasce direttamente dai tempi che vivi, e questo disco è il vivere contemporaneo; prima eravamo troppo presi dalla attività concertistica, ma non c’era ispirazione e non avevamo il piacere di farlo: ci voleva anche il dolore per la perdita di compagni di viaggio che stanno con noi sulla transiberiana».

«Devo rivelare un particolare – ha confessato Filippo – Ho chiesto alla moglie di Rodolfo di registrare con le sue chitarre acustiche confessato questo disco e devo ammettere che non sono le mie dita a suonare perché si sente il suo fraseggio: è stato per noi una presenza costante, un maestro».

Non c’è voluto molto arrivare ai contenuti dell’album dopo la scelta del titolo.

«“Transiberiana” ho capito che era la storia giusta: affascinante, misteriosa, piena di simboli e potenzialità di racconto – ha ammesso Nocenzi – E da questa “visione” sono usciti di fila uno all’altro gli undici brani, uno per ogni momento dello storyboard che era subito nato dopo la scelta del titolo: il viaggio della vita. Un bellissimo argomento da trattare e musicare, fatto di biografia, di sogni, di ideali, di realtà, di meraviglia, di stupore, di paure e timori. Poteva essere una storia piena di umanità e di magia. Ed anche la musica è visione, anzi è la sorella della pittura, perché, come diceva Leonardo, è figurazione dell’invisibile».

Il desiderio di continuare una strada che profeticamente è stata pensata come “un’idea che non puoi fermare” è stato fortificato dalla vena creativa di Nocenzi, ancora intatta.

«Nessuno di noi ha mai fatto un viaggio sulla Transiberiana – ha sottolineato Nocenzi – Mi sono sentito un po’ Salgari: in Siberia ci sono 200 etnie e lingue diverse e la scelta non è uscita fuori dalla lettura ma dall’incontro con mio terzo figlio Michelangelo con cui mi sono ritrovato a scrivere a quattro mani e sono stato bravo a controllarmi senza mai spegnere la sua creatività musicale». L’album è stato anticipato dai brani “I ruderi del gulag” e “L’assalto dei lupi”.