Ciao Stefania…

di Maria Sportelli

… Francesco, Vito, Irene, Vincenzo e pochi giorni fa Stefania. Sono madri, padri, amici, sorelle che non ci sono più. Sono andati via con un ospite inatteso, un tumore, un cancro. Chiamatelo come volete. Colti come fiori senza stelo, ne abbiamo ammirato la bellezza e la gioia. Ne abbiamo pianto la scomparsa per amore, per pietà o per paura. Eppure mi sembra che siamo noi ad avere gli occhi ancora chiusi. A non guardare la realtà che ci circonda.

Ci sono cose che non si posso spiegare o forse dire. Momenti della vita che  sembrano segnati dal caso o dal fato. Oppure dovrei chiamarla fortuna? Per molti quest’ultima sarebbe il lato buono della medaglia dell’esistenza. Dall’altro lato, però, c’è sempre il suo contrario. Io, finora, non le ho mai viste queste  medaglie. Ne ho sempre sentito parlare in citazioni di chi non ha nulla da dire. Frasi fatte per riempire i vuoti dell’imbarazzo o per sollevarsi la coscienza.

Potrei chiamarlo destino. Cioè qualcosa che sta fermo ovvero che è già scritto. Dove? Non ho ancora capito.  Eppure dalla parola destino deriva destinare che esprime movimento. Nel senso che, in teoria, noi sappiamo dove stiamo andando. Verso quale destinazione ci stiamo muovendo come comunità.  Quindi vuol dire che nella nostra vita non ci muoviamo a caso e se vogliamo possiamo cambiare strada.  

Dentro di noi, dicono alcuni studiosi, abbiamo tracce di chi eravamo in un’altra vita e di chi ci  prepariamo ad essere mentre viviamo, quando il nostro corpo materiale si spegnerà. Nel tempo che intercorre tra la morte e la rinascita, non ci percepiremo più come siamo adesso, non vedremo più invecchiare la nostra pelle e né crescere i nostri capelli o le nostre unghie. In quel tempo, però, matureremo il ricordo di chi siamo stati.

Ed è questo che portiamo con noi nella nostra nuova vita. Ricordi o reminiscenze che secondo altri sono anche tracce ancestrali di chi siamo stati all’inizio del mondo.  I ricordi sono l’essenza della nostra anima di cui dovremmo prenderci cura come ci prendiamo cura del nostro corpo. Non è forse l’anima che rimane dopo la morte, come credono i Cristiani? Gesù muore in croce ma poi risorge. Estrema sintesi dei riti della vegetazione.

Pianto un seme, lo innaffio e poi prego perché cresca. La pianta muore, raccolgo un altro seme e poi lo ripianto, perché risorga la vita.  

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