• martedì , 22 agosto 2017

ECOABITAZIONI, UNA POSSIBILITA’ DI ABITARE SANO E SOSTENIBILE

002 - Copia

 

MOLA – La casa è parte di noi. E’ il nostro rifugio, è dove dimoriamo coi nostri cari, è dove possiamo essere noi stessi. In qualche modo esprime ciò che siamo. Forse non è un caso che, un’epoca in cui andare a vivere da soli è un’utopia, coincida con un’epoca in cui le identità diventano sempre più frammentate e tutti facciamo fatica a diventare autonomi, e a esprimerci. Ma se fosse possibile costruire case a basso prezzo, resistenti ed ecologiche? Se la casa esprimesse chi siamo senza demolire l’ambiente che ci circonda ma anzi in armonia con esso? Un tentativo di rispondere a queste domande è stato l’ultimo incontro tenutosi al Cantiere delle Idee, in via Di Vagno 149, dal titolo “La terza pelle. Abitare sano e sostenibile”. Mariastefania Bianco (bioarchitetto e presidente dell’associazione ECOfucina) ha illustrato le ultime frontiere dell’edilizia secondo natura. Abbiamo così conosciuto il progetto “Vitruvio”, un progetto che (per dirla con le parole di Mariastefania) “nasce dall’interesse per la sostenibilità ambientale e la qualità di vita negli ambienti costruiti, con la volontà di reagire a uno scenario di crisi economica, ambientale e sociale. La sua idea portante è coniugare le tecniche costruttive massive tradizionali dell’area mediterranea con una nuova attenzione verso la sostenibilità ambientale e la salute dell’uomo. E’ un progetto innovativo che unisce sperimentazione, tecniche costruttive evolute e identità locale, con l’obiettivo di realizzare un’abitazione low-cost e i cui consumi energetici siano prossimi allo zero”. I materiali utilizzati? “I più antichi: legno, terra cruda, paglia e calce, opportunamente collocati e dosati. Possiamo garantire comfort e risparmio energetico, sia in inverno che in estate, in ambiente mediterraneo”. Né si pensi che si tratti dell’ennesima moda momentanea: le case di paglia esistono infatti dal 1896 (in Europa dal 1921 grazie a Barbara Jones), e sono molto più resistenti di quello che una certa vulgata fa credere (Mariastefania ha citato ironicamente, ma non troppo, la favola dei tre porcellini la cui casa di paglia andava giù con un soffio). “Anzitutto bisogna distinguere la paglia dal fieno. Il fieno è lo sfalcio dell’erba: verde, umido e nutriente per gli animali. La paglia è invece data dai ‘culmi’ che restano dopo la mietitura. Sono la parte secca della pianta, tra il rizoma e la spiga, seccano sul campo e vanno tagliati a maturazione avvenuta: questo ci garantisce un’umidità inferiore al 12%, ottimale per la costruzione. La paglia è un prodotto agricolo di scarto usato perlopiù come lettiera per animali. Può essere di qualsiasi tipo: grano, frumento, segale, orzo, riso. Ciascuna varietà conferisce al prodotto finale diverse caratteristiche di resistenza e durabilità. Come materiale da costruzione possiede caratteristiche fenomenali: un prezzo unico, maneggevole, fono e termoisolante, salubre.
Sotto un profilo ecologico il materiale è ampiamente diffuso e non ha bisogno di lavorazioni (quindi ridotto costo energetico), inoltre nella fase di utilizzo, che a mero livello di calcolo incide per 50 anni, l’ottimo potere isolante riduce le emissioni di CO2 necessarie per il riscaldamento dell’abitazione”. Quanto consuma una casa in paglia? “Il valore di conducibilità termica della paglia si aggira intorno a 0.054 W/mK, del tutto allineato con i più comuni isolanti naturali in edilizia”. Vi sembra poco fattibile? Eppure Mariastefania e il suo staff sono attualmente al lavoro su una casa simile, e proprio qui nelle vicinanze: “A Monopoli è in corso la realizzazione di una costruzione in legno, paglia, calce, terra e canapa, un progetto che ho redatto secondo un Piano Casa, in ampliamento ad una preesistente. Per l’intervento ho aggregato alcune imprese: dall’impresa per le opere in C.A., all’impresa esperta di strutture in legno, al costruttore di case di paglia, al produttore di infissi naturali ad alta efficienza energetica, all’azienda di impianti efficienti, che stanno eseguendo un progetto curato in ogni dettaglio per assolvere alle varie esigenze prestazionali, funzionali, strutturali ed estetiche. La tecnica è quella del Post and Beam: sfrutta una struttura a pilastri che sorregge la copertura piana, entrambe in legno; il tamponamento delle pareti, altamente isolanti e traspiranti, avviene mediante le balle di paglia e il composto di calce e canapulo, con sistema a cassero. Gli intonaci sono in terra cruda all’interno e in calce all’esterno. La costruzione impiega il calcestruzzo e le tecniche dell’edilizia convenzionale solo nelle fondazioni, in C.A. ventilate. La costruzione permette di raggiungere gli standard energetici di una casa passiva. Ottima anche la resistenza sismica offerta dall’elasticità del sistema, ma è soprattutto la salubrità degli ambienti interni che fa la differenza. In una casa in materiali naturali si vive con un comfort superiore, in maniera più economica ed ecologica che in una casa tradizionale”. Né, come abbiamo accennato prima, il discorso si ferma a livello locale, anzi: “Oggi il prototipo Vitruvio è oggetto di ricerca da parte di enti universitari ed attira numerosi visitatori ed esperti del settore anche dall’estero. Negli Stati europei del nord i prodotti bio-eco-compatibili hanno rosicchiato una buona fetta di mercato, ma, per quanto ci riguarda, l’Unione Europea ci ‘marca’ ancora una volta come il fanalino di coda; negli altri Stati si vive già infatti da molti anni in case sane, progettate secondo una architettura bio-ecologica”. Che ve ne pare? Se la cosa vi incuriosisce, potete chiedere informazioni a ecofucina@gmail.com. Forse, la nostra casa aspetta ancora di essere costruita.

Vito Giustino

[Si ringrazia Marianna Lassandro per la preziosa collaborazione]

 

muri paglia + muro calce e canapa - CopiaIMG_1912-intonaco terra-04exp - Copia

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Related Posts