• sabato , 16 dicembre 2017

DISCARICA MARTUCCI, L’EMERGENZA CONTINUA

BARI – La discarica Martucci è sempre là. Purtroppo anche le indagini del comitato tecnico (istituito dalla regione Puglia a fine 2013) sembrano esser rimaste ferme, e serve che qualcuno le scuota, anche alzando la voce. Fra questi l’associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”, che ha recentemente lanciato un appello a varie istituzioni, sia regionali che locali (i sindaci e i commissari di Polignano, Rutigliano, Conversano e Mola), per ritrovare una coesione perduta da troppo tempo. Gli unici ad aver aderito sono quelli del gruppo regionale Articolo 1 (Movimento Democratico e Progressista), e proprio nella sede di quest’ultimo, nel Palazzo della Regione, si è tenuta la conferenza stampa con cui l’altra mattina l’associazione ha voluto fare il punto della situazione.

Dopo i saluti di Pino Romano in qualità di “padrone di casa”, il resto della conferenza è stato condotto dal presidente dell’associazione, Vittorio Farella: “L’associazione nacque come comitato ormai sette anni fa, sull’onda dell’innalzamento del terzo lotto della discarica, che ormai era salito oltre i dieci metri sul livello della campagna. Da allora di strada ne abbiamo fatta tanta, ma i problemi sono ancora preoccupantissimi”.

Detto questo è passato a illustrare i dati attualmente a disposizione con delle slide: “Quella che il tavolo tecnico regionale sta indagando è un’area vasta, poiché il nostro rappresentante Franco Fanizzi ha ritenuto opportuno non limitare le indagini all’area delle discariche. Eppure ad oggi, dei cento pozzi che avevano previsto di indagare, ne hanno indagati soltanto 23. Notare che i lavori del tavolo tecnico avrebbero dovuto concludersi già a maggio 2014, e invece ad oggi il tavolo è fermo e solo una piccola parte dell’area è stata indagata… Intanto, nel pozzo 3 è stato rilevato un livello di manganese (derivata da percolato di rifiuti urbani) ben 8 volte superiore al limite di legge! E a un secondo controllo (effettuato circa un mese e mezzo fa) sullo stesso pozzo è stata rilevata anche una presenza oltre i limiti consentiti di ferro. Un altro indicatore di inquinamento da rifiuti è la presenza eccessiva di nitrati, di solfati e di magnesio. Inoltre è dimostrato che il percolato fuoriesce dagli argini della discarica”.

Farella ha anche letto alcune note, come quella dell’ingegner Leonardo Arru, consulente tecnico del Ministero dell’Ambiente: “L’assenza di contaminazione riscontrata ad oggi nelle acque di falda non consentirebbe assolutamente di escludere la sussistenza di eventuali perdite di percolato dalle suddette discariche […] I pozzi sono finestrati lungo gran parte dello sviluppo verticale, al fine di intercettare le acque dei diversi livelli di falda. Il prelievo di un campione di acqua da un pozzo, pertanto, non può essere rappresentativo di una specifica falda in quanto nel pozzo si ha un rimescolamento delle acque dei diversi livelli idrici intercettati. Non è dunque possibile, effettuando tale prelievo, verificare lo stato di qualità di una falda ben definita, senza disporre delle effettive caratteristiche costruttive di un pozzo e della successione stratigrafica delle formazioni presenti […] Quanto detto, però, nulla leva alla certezza che, nel caso vi siano deficienze nella tenuta delle discariche, il sottosuolo e ‘una’ falda, dopo un certo intervallo di tempo, saranno interessati dalla contaminazione per effetto delle perdite di percolato”.

“In ogni caso – ha concluso Farella – i periti del tribunale avevano riscontrato una serie di criticità già durante il primo incidente probatorio, in cui si era dimostrato che le vasche non erano a norma, che avevano strappi, che la base non aveva l’adeguato strato di protezione… Noi oggi parliamo di ciò che già è dimostrato avvenire all’interno delle discariche, ma dal processo emerge che ci sono interramenti di rifiuti anche al di fuori dei limiti delle discariche. Questo per la legge è già disastro ambientale. Un disastro annunciato ed esistente che ha un solo antidoto: la messa in sicurezza del primo e del terzo lotto della discarica, e soprattutto smettere di negare che ci sia un problema”.

Vito Giustino

 

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