• giovedì , 26 aprile 2018

CONVERSANO, LA PRIMA SFIDA DI VINCENZO GIANNUZZI

CONVERSANO – Sabato 1° aprile a Trinitapoli ci sarà un torneo di boxe organizzato dalla palestra Taraldi di Foggia. Saliranno sul ring diversi pugili pugliesi. Tra loro un conversanese, Vincenzo Giannuzzi della Eventi Sportivi Team P.p. Vent’anni, al suo primo incontro. Il suo avversario, Gianluigi Angiulli ne ha alle spalle sette ed è allenato da Ciro Fabio Di Corcia e da Lorenzo Dellicarri della stessa palestra Taraldi. Un battesimo del ring che si preannuncia difficile, ma a guidarlo ci saranno la tenacia e l’esperienza del suo allenatore, conversanese come lui, Paolo Pignataro. Ed è proprio con il coach che parliamo mentre il giovane Vincenzo si divide tra allenamenti e lavoro. “E’ un ragazzo promettente, e accetta ogni sacrificio. Tutti i giorni finisce di lavorare alle 19 e viene in palestra ad allenarsi. Ha le possibilità tecniche di andare oltre le sue prospettive”. Quando lo ha conosciuto? “Ci conosciamo da tempo, ma fino all’anno scorso giocava a calcio. Poi si è appassionato alla boxe, e dal 21 agosto scorso si allena con me. Ha appreso le basi velocissimamente, a differenza di molti amatori cui devo far capire la tecnica”. Ora però si avvicina il momento di mettere a frutto questi insegnamenti… “Certo. Un incontro di boxe è una cosa del tutto diversa dagli sparring in palestra dove c’è l’allenatore che ti guida, ti ferma quando sbagli… Nel match ci siete solo tu e l’avversario. L’arbitro interviene solo in caso di fallo, l’allenatore ti dà consigli all’angolo durante gli intervalli ma il grosso del lavoro lo ha già fatto in palestra, sta solo a te dare il massimo durante quei tre minuti, che ti posso assicurare non passano mai! Devi dare tutto per vincere, e se perdi devi poter dire di averlo fatto a testa alta. Vince chi ha più forza di volontà e maggior preparazione. A tal proposito ringrazio il mio maestro Nicola Loiacono e Antonio Armeno della Boxe Kendro di Triggiano”. Da allenatore ritiene sia più importante la tecnica o la forza fisica? “La forza fisica è importante ma col tempo è destinata a diminuire, e comunque se punti solo su quella e trovi un avversario preparato tecnicamente lui saprà come schivarti, farti stancare e mandare a segno i suoi colpi”. A che età si conclude la carriera agonistica per un pugile? “Se sei senior (come lo è Vincenzo) e fai parte della Lega Pro puoi arrivare fino a quarant’anni, dopo i quali puoi combattere solo se hai un titolo da difendere”. Per finire, vuol dire qualcosa a quanti non si interessano di pugilato e lo vedono solo come uno sport violento? “L’ho sempre detto e lo dirò sempre, la boxe non è uno sport aggressivo. La chiamano ‘la nobile arte’ proprio perché rappresenta la lotta pulita. Tutti gli sport di lotta e di arti marziali prendono qualcosa dal pugilato. Certo, poi ci sono stati pugili che l’hanno trasformata in emblema della violenza, e manager che l’hanno ridotta a una macchina da soldi, ma in tutte le discipline c’è sempre quello che arriva e rovina tutto… Non è la boxe che rende cattivo chi la fa, è lui che ha scelto di usarla per sfogare la propria cattiveria. Lo sport ha delle regole, una disciplina, se vengo a sapere che uno dei miei ragazzi ha fatto risse per strada il giorno dopo in palestra trova pane per i suoi denti; un conto è la difesa personale, un conto è provocare gli altri e picchiarli per dimostrare qualcosa. Quel qualcosa lo dimostri sul ring accettando le regole”.

Vito Giustino

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