• martedì , 27 giugno 2017

CONVERSANO, INCONTRO COL NUOVO VESCOVO GIUSEPPE FAVALE

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CONVERSANO – “Un cammino da vivere pieni di giovinezza interiore”. Così monsignor Giuseppe Favale, nuovo vescovo della diocesi di Conversano-Monopoli, definisce la sfida che lo attende da oggi. Originario di Castellaneta, già direttore spirituale del Seminario regionale pugliese, succede a Domenico Padovano. Poco prima della cerimonia si presenta all’incontro coi giornalisti. Cordiale, misurato, si scusa per il ritardo (malgrado si trattasse di pochissimi minuti, niente in confronto a quel che siamo abituati ad aspettare da figure assai meno importanti) e si sottopone alle nostre domande. Eccellenza, cosa porta con sé dalla sua precedente esperienza di direttore spirituale del seminario regionale? “Un grande senso di stupore, per come il Signore agisce nella storia, anche quella dei giovani. Si dice che i giovani d’oggi non hanno valori, invece ne ho conosciuti tanti con una grande ricchezza interiore. Come diceva san Giovanni Paolo II facendo suo un proverbio polacco, chi sta con i giovani si mantiene giovane, e stare cinque anni con loro mi ha permesso di maturare quella giovinezza interiore necessaria per vivere questo cammino col giusto coinvolgimento”. La riflessione del monsignore si è allargata alla crisi delle vocazioni: “La Chiesa è viva finché esistono le vocazioni, che esprimono la vitalità della Chiesa. La nostra diocesi ha otto seminaristi di cui due già diaconi. Certo, sono sempre pochi rispetto alle nostre necessità, da cui l’impegno a lavorare per le vocazioni con la pastorale giovanile, che non deve essere indirizzata solo ai ragazzi ma anche alle ragazze. Purtroppo la vita consacrata femminile sta attraversando un momento critico, dobbiamo far passare il messaggio che è bello dare la propria vita a Dio e spenderla nel servizio degli altri”. A tal proposito, nell’ottica dell’evangelizzazione quanto è importante che un vescovo dialoghi e interagisca col territorio? “Il vescovo non può vivere in un palazzo. La storia dei secoli passati ci racconta questo stile di vita, che oggi è assolutamente impensabile. Il vescovo deve condividere il cammino del popolo a lui affidato, conoscere gli uomini e le donne del territorio in cui è chiamato ad operare e percorrerne le strade. Mi sforzerò di essere presente ovunque, in semplicità, per condividere la mia fede con la gente. Quel che il Signore ha dato a me voglio che sia di aiuto anche agli altri”.

Vito Giustino

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