• giovedì , 22 giugno 2017

L’ADRIATICO E LA GRANDE GUERRA: CONVEGNO INTERNAZIONALE A CONVERSANO


Organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’ Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e la Fondazione “Giuseppe Di Vagno (1889-1921)”
con il sostegno della Regione Puglia Assessorato alle Industrie Culturali e del Turismo
con la collaborazione di AICI, Europe Direct Puglia, Cesforia, Friedrich-Ebert-Stiftung, Rivista storica del Socialismo
Conversano 21 e 22 giugno 2017
Monastero di San Benedetto, Polo Archivistico.
Partendo da questa visuale, si è inteso cogliere l’occasione delle celebrazioni del centenario della Grande Guerra per portare al dibattito e alla discussione pubblica temi di straordinaria attualità e contemporaneità, piuttosto che rievocare i fatti del passato attraverso meri eventi commemorativi. E di poterlo fare all’interno di una particolare combinazione tra Università, Istituti di Cultura e riviste di cultura europee che daranno ai due giorni del Convegno di Conversano un carattere e un respiro internazionale.

Il punto di partenza sarà rappresentato dalla prospettiva particolare della Grande Guerra vista dal Sud d’Italia, in modo particolare dalla Puglia, con uno sguardo rivolto all’Adriatico.
Due giorni di incontri, dibatti, lezioni di rilievo internazionale, con la partecipazione dei più autorevoli studiosi e intellettuali italiani, austriaci (ovviamente anche francesi e tedeschi) e dell’area adriatica.

Tutti gli appuntamenti saranno aperti al pubblico e rivolti in principal modo alle giovani generazioni e al mondo dell’Università e della scuola. Si intende operare così, da un lato, promuovendo nelle scuole e tra i docenti, l’approfondimento e la conoscenza intorno alle questioni della Grande Guerra e al ruolo dell’informazione e della stampa nella formazione dell’opinione pubblica; dall’altro indagando le “questioni” della GG da una prospettiva meridionale e mediterranea, sia in Italia che nei Balcani, e far conoscere, ad un pubblico più vasto e non solo italiano, la memoria condivisa della Grande Guerra nella stessa area. Obiettivo specifico sarà quello di riannodare nella coscienza delle giovani generazioni di futuri cittadini europei il filo rosso che lega quegli avvenimenti di inizio Novecento con il nostro presente, e di riaffermare l’importanza di valori fondamentali, del rispetto della

dignità dell’uomo, del rifiuto della sopraffazione e della violenza, dell’esigenza di giustizia, della pietà umana, del rifiuto dei nazionalismi escludenti, cardini essenziali per la costruzione dell’Europa come terra di civiltà e di emancipazione dei popoli. In questo il Socialismo europeo ha svolto un importante ruolo in tutto il periodo compreso tra le due Guerre e anche dopo, nella fase di ricostruzione nei singoli Stati e nella costruzione della casa comune europea.

L’ottantesimo anniversario dell’assassinio dei fratelli Carlo e Nello Rosselli ad opera del fascismo, costituisce così un’occasione per riflettere sul ruolo del Socialismo nelle democrazie europee, attraversate in modo sinistro da nuovi nazionalismi escludenti. Da Zimmerwald al XXI secolo, passando per l’appunto attraverso il sacrificio dei tanti martiri della libertà.

Il programma

Mercoledì 21 giugno

> ore 11:00
– saluti di apertura –
sala convegni del Polo archivistico-bibliotecario

Giuseppe Lovascio, sindaco di Conversano
Ennio Triggiani, direttore del Dipartimento di Scienze politiche, Università di Bari Gianvito Mastroleo, presidente fondazione Giuseppe Di Vagno

a seguire

L’ADRIATICO DEGLI ASBURGO: REALTÀ E OBIETTIVI DELL’AUSTRIA/UNGHERIA IN ADRIATICO TRA PRIMO NOVECENTO E GRANDE GUERRA
Nel 1797 con il Trattato di Campoformio venne sancita la fine definitiva della millenaria Repubblica di Venezia che diventava un possedimento dell’Austria. Con Venezia gli Asburgo entrarono in possesso anche della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia ereditando anche il ruolo geopolitico che un tempo era stata esercitato dalla Serenissima. Unica tra le Grandi Potenze a non avere possedimenti coloniali, l’Austria-Ungheria fece della difesa del suo ruolo dominante in Adriatico uno dei canali attraverso i quali mantenere il suo status internazionale. Allo stesso tempo l’Adriatico diventò anche la cartina di tornasole del controverso e problematico rapporto instaurato da Vienna con il Regno d’Italia, in un contesto di lotta politico-nazionale che, particolarmente virulenta, si scatenò nei decenni precedenti la Prima guerra mondiale proprio nelle città giuliane, istriane e dalmate dell’Impero.

relazione di Alberto Basciani

L’ITALIA E IL «GOLGOTA SERBO». LE RELAZIONI TRA ROMA E BELGRADO NELLA GRANDE GUERRA
La dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia fu seguita dall’atteggiamento neutrale assunto dall’Italia. Ciò non significò, tuttavia, un completo disinteresse del governo di Roma nei confronti degli eventi bellici. La fine del conflitto

portò alla ribalta dei governi, delle diplomazie e delle opinioni pubbliche europee la «questione adriatica», e gli interessi sulla sistemazione degli assetti della regione dell’Adriatico dopo la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico. La soluzione trovata alla conferenza per la pace di Parigi spezzò le ambizioni italiane di diventare la potenza egemone in Adriatico, aprendo la strada al mito della cosiddetta «vittoria mutilata».

relazione di Federico Imperato

L’ITALIA E LA QUESTIONE ALBANESE NELLA GRANDE GUERRA

Il problema dell’assetto politico del Mare Adriatico e del destino dei popoli presenti sui territori delle province albanese dell’Impero ottomano costituì uno dei temi di maggiore interesse per la classe dirigente, per gli intellettuali e i politici dell’Italia liberale. La questione adriatica fu uno dei temi più utilizzati al fine di spingere l’opinione pubblica e il Parlamento a rinunciare alla vantaggiosa condizione di “neutralità compensata”, mentre le conseguenze post-belliche della parziale e insoddisfacente soluzione del problema adriatico contribuirono a determinare la fine dell’età liberale italiana.

relazione di Rosario Milano > Pausa buffet

> ore 18:00
– l’anniversario –
sala convegni del Polo archivistico-bibliotecario
IL SOCIALISMO E I FRATELLI ROSSELLI
DA ZIMMERWALD AD UN MANIFESTO PER IL XXI SECOLO
C’è un filo rosso che lega gli avvenimenti di inizio Novecento con il nostro presente. Oggi occorre riaffermare l’importanza di valori fondamentali quali quelli del rispetto della dignità dell’uomo, del rifiuto della sopraffazione e della violenza, dell’esigenza di giustizia, della pietà umana, In questo, il Socialismo europeo ha svolto un importante ruolo in tutto il periodo compreso tra le due Guerre e anche dopo, nella fase di ricostruzione nei singoli Stati e nella costruzione della casa comune europea, cardine essenziale per la costruzione dell’Europa come terra di civiltà e di emancipazione dei popoli. L’ottantesimo anniversario dell’assassinio dei fratelli Carlo e Nello Rosselli ad opera del fascismo, costituisce così un’occasione per riflettere sul ruolo del Socialismo nelle democrazie europee, attraversate oggi in modo sinistro da nuove ventate di nazionalismi, accompagnati da rigurgiti populisti e xenofobi. Da Zimmerwald al XXI secolo, passando per l’appunto attraverso il sacrificio dei tanti martiri della libertà.

ROSSELLI E “LA VOCE DEGLI ITALIANI”

comunicazione di Vito Antonio Leuzzi I ROSSELLI E NOI

relazione di Valdo Spini

UN MANIFESTO PER IL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO

Tavola rotonda con la partecipazione di

Paolo Bagnoli, Salvatore Biasco, Michael Braun, Francesco Fistetti modera Nicola Colonna

> Pausa buffet

> ore 20:30
– frontiere –

sala convegni del Polo archivistico-bibliotecario

LA GRANDE GUERRA TRA LETTERATURA, INFORMAZIONE, PROPAGANDA E SATIRA
Durante la prima guerra mondiale, tutti i paesi belligeranti adottano legislazioni per limitare la libertà di stampa e istituiscono organi di censura per il controllo della stessa. Nello stesso tempo, per la prima volta viene allestita e organizzata un’informazione / propaganda, utilizzando sia la letteratura che la satira, la fotografia e il cinema. È l’inizio dello sviluppo scientifico delle attuali “fake-news”.

con la partecipazione di

Guillaume Doizy, Pasquale Guaragnella, Alberto Toscano, modera Thierry Vissol

* In collaborazione con il centro “Librexpression” per la Promozione della Libertà di espressione e della satira politica.

Giovedì 22 giugno

> ore 10:30
– workshop –
sala archivi della fondazione Di Vagno
LA LUNGA MARCIA DELL’EUROPA
Il processo di integrazione europea prende avvio all’indomani della Seconda guerra mondiale ma è negli anni successivi alla Prima guerra mondiale che vengono elaborate le prime proposte di integrazione tra Stati europei finalizzate al perseguimento e al mantenimento della pace nel Vecchio continente.
Il workshop intende analizzare le idee e i progetti di integrazione internazionale e sovranazionale riconducibili al movimento Pan-Europa del conte Richard Coudenhove- Kalergi, alla proposta di una federazione europea illustrata all’Assemblea della Società delle Nazioni dal ministro degli Esteri francese Aristide Briand e al dibattito sull’europeismo che ha per protagonisti nel periodo tra le due guerre personalità di spicco del socialismo come Claudio Treves, Filippo Turati, Carlo Rosselli, Silvio Trentin e Ignazio Silone, e del liberalismo come Luigi Einaudi e il gruppo di economisti e federalisti anglosassoni guidato da Lionel Robbins, le cui idee esercitano una notevole influenza nella teorizzazione del federalismo europeo di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. La tutela dei diritti della persona costituisce un particolare aspetto del processo di integrazione europea che verrà approfondito, alla luce delle profonde innovazioni legislative e giurisprudenziali susseguitesi dalla firma della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nell’ambito del Consiglio d’Europa sino al riconoscimento del carattere vincolante della Dichiarazione dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel Trattato di Lisbona.

a cura di Gianvito Galasso e Micaela Lastilla

> Pausa buffet

> ore 18:30
– memorie –
sala convegni del Polo archivistico-bibliotecario
VIRIBUS UNITIS. IL MITO INVINCIBILE NEI SOGNI DI UN GIOVANE AUSTRIACO DEGLI ANNI ’60.
La storia della corazzata SMA Viribus Unitis, ammiraglia della flotta dell’Impero austriaco, fa parte di quella tragicità della I guerra mondiale capace di sfiorare il grottesco. Costruita per celebrare i sogni di grandezza dell’imperatore Francesco Giuseppe sul mare Adriatico, ha vissuto quasi tutta la sua esistenza ormeggiata nei porti di Tieste, Pola e Sebenico, senza mai essere utilizzata in operazioni di guerra. Realizzata per essere invincibile fu affondata con un’impresa di sabotaggio da due militari italiani, entrati nel cuore della notte a bordo di un Mas nella rada di Pola. Era il 31 ottobre 1918 e solo quattro giorni dopo si sarebbe firmato l’armistizio di Villa Giusti.

relazione di Walter Famler

> ore 19:15
– orizzonti –
sala convegni del Polo archivistico-bibliotecario
RACCONTARE LA GUERRA
Gli anni della Guerra vedono il tema della rappresentazione del «nemico interno» nella propaganda politica italiana tra il 1914 e il 1918. Agli occhi degli interventisti, il nemico interno era rappresentato dai neutralisti e dai «disfattisti», cioè da coloro che si erano opposti sin dal primo momento all’ingresso in guerra dell’Italia. Per i socialisti, critici per l’appunto nei confronti del conflitto, il nemico interno era invece rappresentato dalla borghesia, accusata di aver voluto la guerra per arricchirsi sul sangue dei proletari. In quegli anni, i processi di demonizzazione dell’avversario politico conobbero, soprattutto sul versante interventista, un’esasperazione inedita. Per raggiungere l’obiettivo di spingere ogni individuo a dedicare tutto se stesso alla nazione, di proteggere il paese da ogni tentativo (vero o presunto) di minarne la compattezza e di portarlo alla sconfitta, l’unica soluzione accettabile sembrò a molti la distruzione totale del nemico, interno o esterno che fosse. La Grande guerra, da questo punto di vista, prese le vesti di un vero e proprio scontro mortale, apocalittico, tra Bene e Male, tra «patrioti», da una parte, e «nemici» dall’altra.

relazione di

Angelo Ventrone

> Pausa buffet

> ore 20:30
– memorie –
sala convegni del Polo archivistico-bibliotecario
VITA E MORTE, PAURE E FOLLIA: IL VISSUTO DEI SOLDATI DELLA GRANDE GUERRA e delle DONNE
Le condizioni orrende di vita e di morte dei soldati sono state abbondantemente commentate e descritte; dopo la guerra, tuttavia, la mitologizzazione dell’eroismo dei soldati e la propaganda hanno contribuito, sia a dimenticare questo vissuto sia a rendere difficile per i sopravvissuti trasmettere la realtà della loro esperienza, soprattutto l’impatto psicologico devastante che ha portato migliaia di soldati verso la follia.

Allo stesso modo il vissuto delle donne, madre o moglie dei soldati, e la loro azione per salvare gli uomini, non fanno parte della memoria collettiva.

con la partecipazione di

Jean-Pierre Guéno, Catia Papa, Annacarla Valeriano modera Thierry Vissol

> ore 22:00
– frontiere –
chiesa di San Benedetto
concerto di chiusura
SUONATA PER L’EUROPA
Per molto tempo l’arte ha celebrato il coraggio, le vittorie, gli eroi, il patriottismo e il sacrificio. una forma di autocelebrazione attraverso l’esaltazione delle imprese militari. Ma la prima guerra mondiale modificherà profondamente lo sguardo degli artisti, portandoli con la conoscenza degli orrori ad abbandonare sempre più gli aspetti propagandistici, e tutte le forme di esaltazione, per denunciare, viceversa, la violenza e le barbarie. Di fatto, molti artisti, spinti all’inizio a partire sul fronte come volontari, spesso per esaltazione di un patriottismo ereditato dall’ottocento o, molto più semplicemente, per curiosità di una nuova esperienza, capiranno ben presto davanti agli orrori di cui saranno testimoni, se non proprio vittime, che la guerra non è né bella né esaltante.

Prima parte:

Lo spirito della fine dell’ottocento: esaltazione del romanticismo e idealismo post-wagneriano
brani di Pietro Mascagni; Ernest Chausson.
Seconda parte:

La prima guerra mondiale: violenza disincarnata e disillusione

brani di Leóš Janáček; Rudolf Sieczyński; Eugène Isaye; Fritz Kreisler; Béla Bartók; Maurice Ravel.

con Philippe Liénart (pianoforte) ed Erwin Liénart (violino) Con la partecipazione del Coro lirico giovanile Città di Bitonto direttore Giuseppe Maiorano

* In collaborazione con la rettoria della Basilica cattedrale S.M. Assunta di Conversano, Diocesi di Conversano – Monopoli

Relatori
Paolo Bagnoli, direttore della Rivista Storica del Socialismo
Alberto Basciani, professore associato di Storia dell’Europa orientale, Dipartimento Scienze Politiche Università degli Studi Roma3
Salvatore Biasco, politologo e professore di Economia internazionale, Università la Sapienza Roma
Michael Braun, consigliere scientifico della Friedrich Ebert stiftung
Nicola Colonna, docente di Storia delle dottrine politiche, Dipartimento di Scienze Politiche Università degli Studi di Bari
Guillaume Doizy, storico, creatore e direttore del blog “Caricatures et Caricature” Walter Famler, segretario generale della Alte Schmiede kunstverein di Vienna Francesco Fistetti, ordinario di Storia della filosofia, Dipartimento di Studi Umanistici Università degli Studi di Bari
Gianvito Galasso, ricercatore, Dipartimento di Scienze Politiche Università degli Studi di Bari
Pasquale Guaragnella, professore ordinario di letteratura italiana, Università degli Studi di Bari
Jean-Pierre Guéno, storico, saggista e autore della trasmissione radiofonica “Paroles de poilus” (lettere e taccuini del fronte 1914-1918)
Federico Imperato, ricercatore, Dipartimento di Scienze Politiche Università degli Studi di Bari
Micaela Lastilla, ricercatrice, Dipartimento di Scienze Politiche Università degli Studi di Bari
Vito Antonio Leuzzi, storico, direttore dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea
Erwin Liénart, musicista
Philippe Liénart, musicista
Rosario Milano, ricercatore, Dipartimento di Scienze Politiche Università degli Studi di Bari
Catia Papa, docente di Storia contemporanea Università della Tuscia di Viterbo
Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, dal 2012 è presidente dell’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane (AICI)
Alberto Toscano, giornalista, collezionista e organizzatore della mostra: Les journaux de la Grande guerre; Mission du centenaire de la Première Guerre mondiale – Istituto italiano di cultura; Paris, 2014
Annacarla Valeriano, storica, ricercatrice della Fondazione Università degli Studi di Teramo
Angelo Ventrone, professore ordinario di Storia contemporanea, Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali Università di Macerata
Thierry Vissol, storico dell’economia, autore di “Toby: dalla pace alla guerra, 1913- 1918” Roma 2014

 

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