• venerdì , 27 aprile 2018

CISTERNINO, MOSTRA “SAVE THE BEAUTY” DI VALERIA FERRARI

CISTERNINO – Dostoevskij diceva che la Bellezza salverà il mondo. Va da sé quindi che è nel nostro interesse salvare la Bellezza. Potrebbe essere questo uno dei tanti significati del titolo che la giovane artista Valeria Ferrari ha dato alla sua mostra, “Save the Beauty”, tenutasi fino a pochi giorni fa nella Torre Civica di Cisternino. Appena entrati nella sala troviamo lei, che come una Virgilio al femminile ci guida alla scoperta dei tanti volti (e corpi) della femminilità nelle varie epoche e culture, ognuno dei quali ha qualcosa da dire al nostro tempo. “Quello da cui tutto è cominciato è ‘L’eco del silenzio’, con cui mesi fa ho partecipato al concorso online ‘Michelangelo Buonarroti’, dove ho vinto il premio della critica (per me una soddisfazione più grande di quella del premio del pubblico). Il quadro era abbinato alla poesia di un criminologo famoso, Nicola Longo, che parlava di una donna che subiva violenza. Ho usato gesso su petrolio per dare l’idea di un corpo rovinato, un’increspatura della materia stessa di cui è fatto, una violenza di cui solo adesso si inizia a parlare ma che per anni è stata un crimine silenzioso, che si insinuava tra noi senza che lo si menzionasse. Si può dire che da lì sia partita l’idea di una mostra dedicata alla donna.

Abbiamo ‘Ninhursag’, la Grande Madre sumera, un po’ il simbolo della donna intesa come partoriente del mondo intero. In tutte le antiche culture (egizi, sumeri, celti, aztechi, ecc.) c’è sempre una madre, quindi una donna, come origine di tutto, quasi che tutti quei popoli attingessero dall’inconscio collettivo l’idea di una madre di tutti noi.

Poi c’è ‘Gea’, realizzata su un pezzo di legno che avevo ritrovato in mare. Mi piace molto riutilizzare i materiali proprio per l’idea che c’è dietro, come un ciclo di vita morte e rinascita. Ci sono anche diversi quadri in poliuretano, il primo dei quali è ‘Pandora’, ancora riferimento alla cultura greca. Su una base di legno, quindi su una base naturale, ho realizzato un’opera utilizzando trucioli di ebano (tratti da chitarre di alcuni miei amici), mischiati a vetro e cemento”.

A quanto pare ti piace mettere in relazione materiali che apparentemente non c’entrano niente gli uni con gli altri… “Certo. In natura esiste il dualismo, ma io cerco di superarlo creando una sinergia tra materie separate. L’altra opera in poliuretano è ‘Sexocracy’, ovvero la donna vista come oggetto sessuale. La donna è in una posizione statica, quasi di costrizione, poiché spesso noi donne veniamo inquadrate in un’unica visione, quella sessuale, ma possiamo essere molto altro, solo che ce lo teniamo per noi. In qualche modo si contrappone al dittico dedicato a ‘Leucotea’, dea celtica (una religione che credeva fortemente nella correlazione tra divinità e natura), la Dea Bianca che rappresenta la nostra parte più animale. E’ una donna fiera di potersi sentire libera, nella prima parte del quadro vediamo dei fiori spuntare sulle sue parti intime, e nella seconda quei fiori si librano e si liberano. Sia la libertà mentale che quella fisica sono importanti. Anche qui ho messo insieme il petrolio (che rappresenta la nostra parte più materiale) e i fiori (che rappresentano quella più vitale, la nostra percezione più sensibile della realtà che dovremmo ascoltare più spesso).

Poi c’è ‘Selfie’, un altro trittico, in cui in qualche modo denuncio il ruolo che la donna ha scelto per sé nella società odierna, ritraendosi freneticamente in pose sempre uguali rinunciando così, per vanità, a prendersi il tempo di fermarsi a pensare e a proporsi in un modo originale. Mi fa tristezza vedere come stiamo rinunciando sempre più alla nostra diversità, a ciò che ci rende unici, per omologarci e annullarci. In questo trittico i soggetti, pur essendo quasi nella stessa posa, presentano anche delle diversità. Rispetta la tua diversità per rispettare te stesso. In qualche modo il suo opposto è ‘Burlesque’, ovvero la donna che è felice di mostrare e usare il proprio fisico. E’ l’unico quadro della mostra per cui ho usato un colore, il rosso, simbolo per eccellenza della sessualità. Il penultimo pezzo è ‘Mentalism’, la mente della donna, forse il vero ritratto della donna del nostro secolo, in cui esprimiamo finalmente anche la nostra intelligenza. Anche la mente è un caleidoscopio, ci sono molti modi di usarla e col libero arbitrio scegliamo noi quale. L’ultimo pezzo è quello che dà il titolo alla mostra, ‘Save the Beauty’, ed è anche quello che meglio esprime il concetto di dualità degli elementi. Questa porta antica che ho cosparso prima di petrolio, di vetro, e poi di gesso, di cemento. Quindi l’artificiale ‘contro’ il naturale, il moderno contro l’antico. In fondo con questa mostra ho cercato di raccontare tutti gli aspetti della donna, e quindi anche un po’ di me”.

Una dualità che è sottesa a tutta l’arte di Valeria, in cui ad esempio non è mai chiaro dove finisce la pittura e inizia la scultura. Perché forse è come dice lei, solo nell’incontro tra forze diverse sarà la nostra salvezza.

Vito Giustino

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