• sabato , 21 ottobre 2017

BARI, MOSTRA “RIFIUTI DAMARE” DI ANTONELLA BERLEN

BARI – La posidonia è una pianta acquatica (da non confondere con le alghe) le cui foglie dopo essersi staccate vengono trasportate dalla corrente verso le coste. Mola ne sa qualcosa, visto che da anni la sua spiaggia è ricoperta da una massa di posidonia che toglie il respiro (in tutti i sensi). In attesa che le autorità facciano quel che devono per rimuoverla, c’è chi prova a riutilizzarla. Ad esempio in campo artistico. Sarà presente all’Archivio di Stato di Bari, fino al 20 ottobre, la mostra “Rifiuti dAmare: la posidonia racconta”, di Antonella Berlen. Artigiana, fotografa, ecodesigner, attivista ambientale (è presidente della Legambiente molese), gli oggetti che ha realizzato per questa mostra sono già stati presentati alla facoltà di Agraria dell’Università di Bari nel 2011, all’Ecomondo Education di Rimini sempre nel 2011, al premio Eco Creativity AGAT di Roma, e all’Apulia Slow Coast nel 2013.

La mostra è stata introdotta dalla direttrice dell’Archivio Antonella Pompilio (“oggetti così non si vedono in giro”), dalla presidentessa del Prometeo Festival (al cui interno si svolge questa mostra) Rosa Capozzi (“la sensibilità di Antonella le permette di vedere ciò che altri non colgono”), dal ricercatore del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) Angelo Parente (“la posidonia ha un ruolo fondamentale nell’ecosistema mediterraneo, senza il suo contributo di ossigeno l’equilibrio marino cadrebbe, le sue foglie possono essere rielaborate e reinserite nell’ecosistema, ma servono adeguati impianti di compostaggio”) e dalla storica dell’arte Valeria Nardulli (“Antonella crea sempre in modo differente, e il materiale delle sue opere conferisce loro una forza comunicativa unica”), ma ovviamente la presentazione vera e propria è stata compiuta da Antonella: “Il percorso di conoscenza della posidonia lo devo a Pietro Santamaria e ad Angelo Parente. La zona della posidonia spiaggiata viene accuratamente evitata e ignorata da molti molesi, ma per me rappresenta qualcosa che sintetizza in poco tempo intere ere geologiche: un giorno non trovi niente, il giorno dopo trovi queste fibre che ‘disegnano’ anche l’onda che le ha trascinate. E a me questo dinamismo della natura piace. Con Legambiente ci rechiamo spesso a raccogliere rifiuti su quella spiaggia, e ci troviamo sia quelli lasciati dall’uomo (addirittura i pennelli usati dai nostri pescatori per dipingere le barche) sia quelli portati dal mare. Ero talmente incuriosita da alcuni pezzi di stoffa che trovavamo sempre più spesso da iniziare a conservarli. Ovviamente non ho prove, ma sospetto siano appartenuti a migranti caduti in mare. Questa immagine mi ha spinto a realizzare un manichino vestito con quegli stracci e con parti di posidonia (tutti materiali che hanno in comune la provenienza dal mare), che fu esposto alla mostra nella facoltà di Agraria. Poi questo manichino ha ‘figliato’ e ne ho realizzati altri, o meglio ne ho sempre realizzato uno nuovo per ogni mostra fatta che si andava ad aggiungere agli altri già esposti. E su questa idea hanno preso vita tutti gli altri oggetti”.

Oggetti che potete trovare esposti (insieme alle foto che compongono la mostra parallela, sempre realizzata da Antonella al piano di sopra, “Legni di Mare”) presso l’Archivio di Stato di Bari, in via Pietro Oreste n°45, fino al 20 ottobre dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.30.

Vito Giustino

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