• venerdì , 23 giugno 2017

BARI, MOSTRA “ARKETYPO” DI VALERIA FERRARI

Se vi trovate a passare da Bari, presso il locale di nuova apertura “Dexter” in via Petroni n°127/C, ancora per pochissimi giorni potrete vedere alle pareti i quadri di una giovane pittrice barese, Valeria Ferrari. Questa è la sua prima mostra personale, intitolata “Archetypo”. Abbiamo scambiato qualche parola con lei, chiedendole anzitutto com’è nato questo connubio fra gastronomia e arte. “Il pub è anche un’associazione culturale, ogni giovedì sera ospiterà concerti di musica jazz, e vogliono dedicare una parete all’esposizione di opere di giovani artisti, quindi dopo aver visto il mio sito valeriaferrariart.altervista.org mi hanno contattata per essere io a ‘battezzarla’. Credo abbiano apprezzato l’esplosione di colori che li caratterizza”.

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E da dove nasce questo tuo modo di rappresentare la realtà? “Mio nonno è un fisico nucleare e un pittore, che ha studiato con maestri veneziani come Guido Cadorin e Ottone Marabini. Come scienziato, è tra i fondatori dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e mi ha trasmesso la passione per le stelle e per tutto ciò che è etereo. Con mia madre iniziai a fare delle collettive di gioielli d’arte, realizzati in vetro di Murano e argento. Intanto ho studiato psicologia a Chieti, ma ho lasciato perché non condividevo l’approccio alle teorie di Carl Gustav Jung, cui viene dato davvero poco spazio in ambito accademico. Da tre anni mi dedico solo alla pittura, e mi sono tornate molto utili le teorie junghiane sull’immaginazione attiva, ovvero la possibilità di stabilire un collegamento tra conscio e inconscio, integrandoli fra loro. Sono attratta dal concetto di dualità, dell’unione di due opposti, ma allo stesso tempo cerco di superarlo, di dimostrare che facciamo tutti parte di un’unica realtà. Così l’inconscio (che possiamo chiamare anche anima, spirito, o energia interiore) non è disgiunto dalla realtà materiale. Ed è proprio la dimensione spirituale, qualcosa di apparentemente astratto, che può legare tra loro le persone”.

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Nei tuoi quadri le figure umane, quando ci sono, sono nere. A cosa è dovuta questa scelta? “Per dipingerle utilizzo il petrolio, ed è una scelta voluta poiché noi ci vestiamo di petrolio, siamo talmente ossessionati dal benessere materiale che abbiamo messo il petrolio, una sostanza inquinante, al di sopra della natura, che invece è bellezza oltre che salute. Alcune figure però hanno fiori al posto degli occhi, poiché spero torneremo a guardare con gli occhi della natura, di cui facciamo parte”.

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Il professor Nino Tricarico ti ha paragonata a un moderno Parsifal, “l’eroe folle che grida al mondo la verità […] simbolo della purezza, raggiunta eliminando da sé le infinite scorie della vita vissuta”. Ma la gente ti sembra disposta ad ascoltare? “Ogni persona ha un vissuto diverso da un’altra, e quindi un grado di comprensione diverso. Io cerco sempre di rapportarmi a ciascun interlocutore in modo diverso, se riesci a individuare il suo vissuto, le sue radici, trovi una strada per raggiungere quella persona”.

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La mostra si conclude il 30 novembre. Dopo questa mostra che altre sfide ti attendono? “Mi hanno proposto altre mostre, ma non c’è ancora nulla di definito. Inoltre sono in contatto con alcune scuole per tenere dei corsi che uniscano la pittura alla filosofia. I ragazzi sono come delle tele bianche, pronte ad assorbire i colori; è molto importante far conoscere loro le materie che studiano da un punto di vista diverso, magari più coinvolgente”.

Vito Giustino

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