• mercoledì , 20 settembre 2017

BARI, LA PROTESTA DEGLI INSEGNANTI

BARI – Il rientro a scuola di quest’anno sarà particolarmente amaro, soprattutto per gli insegnanti, soprattutto per quelli meridionali: grazie al decreto denominato “buona scuola” (e ribattezzato da molti “scuola alla buona”) molti di loro, appena assunti a tempo indeterminato, si ritrovano costretti a emigrare a nord. Uno scenario degno di un’epoca che credevamo di esserci lasciati alle spalle. Ed è dell’altro giorno la protesta di un gruppo di loro, a Bari, davanti alla sede dell’Ufficio Scolastico Regionale in via Castromediano. Si sono autodenominati “nastrini rossi pugliesi”, un nome che indica l’amore per la propria terra, il loro lavoro e la famiglia.  Un ultimo tentativo di trovare una soluzione, quando ormai mancano pochissimi giorni alla riapertura ufficiale delle scuole.

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Stando tra loro abbiamo raccolto qualche testimonianza. “Abbiamo tutti cinque, dieci anni e più di esperienza in provincia di Bari, e siamo stati mandati a centinaia di chilometri di distanza dalla nostra provincia”. In base a cosa è stata decisa la vostra nuova destinazione? “In base ai calcoli di un algoritmo (i cui criteri non sono stati ancora resi noti dal MIUR, nonostante le continue ed insistenti richieste di trasparenza). Ma a parte il fatto che sono già stati riscontrati degli errori, anche dove non si trattasse di errore vero e proprio si tratta comunque di un criterio sbagliato in partenza, poiché non tiene conto del punteggio a livello nazionale, bensì solo a livello del primo ambito scelto (ovvero il gruppo di paesi vicini o città metropolitane)”.

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Qualcuno può obbiettare (ed è stato già fatto) che in Puglia non c’è posto per voi. “Ma non è vero, basta guardare ai posti messi a disposizione sul sostegno nell’organico di fatto. Qui nella regione Puglia l’organico di diritto (la percentuale di posti assegnati dal ministero per le assunzioni in ruolo) è inferiore alla media nazionale, e di gran lunga inferiore rispetto alle reali esigenze delle singole scuole, soprattutto per quanto concerne l’attività di sostegno, quindi si ritroveranno ad avere meno insegnanti. Ma oltre all’organico di diritto ci sono molte altre cattedre (dette organico di fatto), che rispecchiano la condizione reale delle scuole: 446 cattedre vacanti”. Queste cattedre riguardano soprattutto gli insegnanti di sostegno, cioè quelli affidati ad alunni diversamente abili (che hanno bisogno di essere seguiti in modo particolare). Avete provato a fare domanda per essere assegnati a quelle cattedre, con le operazioni di mobilità territoriale? “E’ qui la beffa! Anche se possiamo chiedere assegnazione provvisoria sulle cattedre dell’organico di fatto, abbiamo poche speranze di ottenerla poiché la precedenza viene data ad altre persone che avranno fatto domanda pur senza avere i nostri titoli di specializzazione e la nostra esperienza nell’insegnamento di sostegno”.

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Con questa manifestazione sperate in un passo indietro da parte del ministero? “Purtroppo noi che facciamo domanda per essere avvicinati da fuori provincia cediamo la precedenza a chi si muove all’interno di essa. Speriamo ci permettano di avere la precedenza, o quantomeno che le nostre pratiche si svolgano parallelamente alle loro, in modo da farci stare fuori provincia e lontano dalle nostre famiglie il meno possibile. L’Ufficio Scolastico Regionale si sta dimostrando molto sensibile ai nostri problemi, speriamo che ci ascolti”. Un ascolto che non sembrate trovare nei media nazionali. C’è chi vi attacca dicendo che uno spostamento da una regione a un’altra non è poi un gran sacrificio. “Se per questo c’è anche chi tra noi si è sentito dire ‘e ti lamenti di andare a Como? Con quel lago?’… Molti non capiscono cosa significa alla nostra età, dopo anni di precariato, di esperienza, formazione e acquisizione di competenze in provincia, dover fare le valigie. Senza tener conto del fatto che la maggior parte di noi ha messo su famiglia: non tengono in alcun conto il disagio di spostarsi per chi ha figli piccoli; che li si lasci a casa costringendoli a non vedere più un genitore, o che li si porti con sé strappandoli all’ambiente in cui stanno crescendo, si crea loro un danno enorme”. E tutto questo, ricordiamolo, quando i posti qui già ci sono.

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Dopo una lunga mattinata (in cui gli insegnanti hanno incassato la solidarietà dell’onorevole Alfonso Pisicchio, malgrado questi non abbia potuto rimanere con loro), la delegata Francesca Marsico è uscita dagli uffici della direzione dichiarando che quest’ultima si impegna a trovare una soluzione per far tornare gli insegnanti entro la metà del mese prossimo, almeno per quest’anno.

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Le è stato promesso anche un incontro nei prossimi giorni, ma è chiaro che quest’ultima promessa è destinata a sfumare nell’ennesima beffa: tra qualche giorno tutti gli insegnanti saranno ormai nelle rispettive destinazioni (già questo incontro ha avuto meno affluenza del previsto poiché molti sono già “lassù” a cercarsi una sistemazione). E così nel migliore dei casi intere famiglie saranno smembrate per mesi, e queste persone, con un tale senso di ingiustizia dentro, dovranno insegnare a dei ragazzi… Evidentemente nessuno, al governo, ragiona sui danni a catena che una simile situazione può creare. Non c’è un algoritmo in grado di calcolarlo, quindi semplicemente il problema non esiste.

Vito Giustino

 

 

 

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