• sabato , 23 settembre 2017

ANSIA, DAL PANICO ALLA RINASCITA

L’ansia fa parte della vita e ciascuno di noi la vive, anche se magari in tempi e modi diversi. È un’esperienza che ha radici nelle emozioni ma che, per com’è costituita e per come si presenta, rende difficile appunto entrare in contatto con l’emozione che genera l’ansia.

Ciò che è certo è che l’ansia, come altri sintomi psicosomatici, è qualcosa al posto di qualcos’altro. Un messaggio che porta fuori ciò che è dentro, ci “obbliga” ad occuparci di qualcosa che dentro di noi non sta andando nel verso giusto. E’ importante comprendere il messaggio alla base dell’ansia o del panico, per far sì che non si ripresenti in futuro sotto forma di altri sintomi psicosomatici.

 

Differenze fra Paura,  Ansia,  Agoscia,  Panico

Paura: emozione che si determina in una situazione avvertita come oggettivamente pericolosa. Emozione congrua all’esperienza che sto vivendo.

Ansia: esperienza emotiva che ha a che fare con uno stato di inquietudine,  di anticipazione del pericolo,  di attivazione,  instabilità,  tutti elementi che non hanno a che fare con qualcosa di specifico. Quello che rende penosa questa esperienza è essere invasi da qualcosa a cui non si riesce a dare una connotazione.

Angoscia: stato di inquietudine più profonda. Quando l’angoscia si trasforma in sofferenza,  vuol dire che si è già sulla via dell’evoluzione terapeutica.

Panico: l’attacco di panico è un’improvvisa condizione di malessere generale, spesso con un’improvvisa convinzione di imminente morte o convinzione di star impazzendo. A livello fisico è composta da una serie di sintomi,  che è ciò che spaventa di più,  ma il vissuto principale del panico è il senso di spaesamento. Chi ha avuto un attacco di panico sa che c’è un prima e un dopo. L’attacco di panico è uno spartiacque nella vita della persona,  distingue la vita prima [dell’attacco di panico] e la vita dopo,  tutto cambia. Quando è improvviso,  forte,  accompagnato da de-realizzazione,  de-personalizzazione,  nulla diventa più possibile,  tutto sembra differente allo sguardo,  una perdita delle coordinate interne,  di sé. Ci sono attacchi di panico che si concentrano più sui sintomi fisici e il percorso che si attiva è di tipo medico solitamente,  con farmaci. Ma quando è violento e invade profondamente gli aspetti psichici,  è un’esperienza terribile.

Gli occhi sono l’unico luogo in cui si coglie il panico dell’altro. Raccontare un attacco di panico è difficile per chi l’ha avuto,  perché genera la paura che torni anche al solo pensarlo o parlarne. Un vissuto di assedio interno continuo.

 

L’ansia,  in generale,  riguarda varie aree:

Area fisiologica. Sistema simpatico e parasimpatico alterati,  tachicardia,  tono muscolare che aumenta,  risposta da stress cronicizzata,  trattato o con i farmaci o con altre metodologie (tecniche di rilassamento,  meditazione,  training autogeno). A volte è necessario ridurre i sintomi con i farmaci, prima di poter avere un’efficace psicoterapia.

Area psicologica. Sindrome ansioso-depressiva: i due elementi sono legati perché i sintomi dell’ansia finiscono per intaccare la percezione del senso della vita,  tutto diventa difficile,  impossibile da vivere,  si perde fiducia nella vita. Oppure in seguito a un lutto,  a una perdita importante,  la depressione è figlia – da un punto di vista fenomenologico – di un modello interno che crolla (pensavo di essere brava e non lo sono,  pensavo di essere bella e sto invecchiando,  avevo investito tutto nel matrimonio e sta fallendo) . Perdo l’idea che ho di me,  ciò in cui mi sono identificata. Spesso questi crolli depressivi sono accompagnati da ansia (non voglio lasciarmi andare a questo vissuto e mi genero l’ansia per allontanarmene) .

Area cognitiva. I pensieri cognitivi legati all’ansia sono di tipo negativo,  ci sono anticipazioni dell’evento ansioso.

Area comportamentale. Comportamenti di evitamento. Ad esempio,  le fobie sono grosse risorse come sintomo per convogliare l’ansia e l’angoscia,  ma comporta ovviamente avere molti limiti. Vengono alterati anche i rapporti sociali,  affettivi.

Spesso dopo il panico,  la persona sta con l’angoscia pura,  non con l’ansia. Ogni piccola sensazione corporea viene quindi iperinvestita,  ne consegue un logoramento fisico e mentale per uscirne fuori.

 

Cosa sto comprimendo veramente dentro di me con l’ansia,  il panico?

Le persone ansiose hanno represso dentro di sé tutte le spinte vitali. L’individuo dice a se stesso “io sto morendo” e si attiva. Kierkegaard diceva che “L’ansia è la vertigine della libertà”. La persona non può sostenere le spinte vitali,  perché è dipendente,  o è convinto di non farcela,  o altro. C’è un sistema di disconoscimento del proprio mondo interno tale che a un certo punto tutto esplode nel panico. Se si riesce a sfruttare l’attacco di panico come uno spartiacque fra la vita di prima e quella di dopo, ci si può avviare verso la risoluzione. Molti chiedono di tornare quelli che erano,  ma ciò che era prima, era in realtà la vera inautenticità.

L’obiettivo terapeutico è riconnettersi a sé stessi. Se non si comprende il vissuto,  se non si instaura una relazione efficace,  un’alleanza terapeutica,  un lavoro creativo,  la persona non sentirà di poterne venir fuori.

 

Uso dei farmaci

Quando la situazione è più sul versante di ansia generalizzata,  si tende ad utilizzare i farmaci per placare la sintomatologia. Ma con il panico è difficile che venga ogni giorno,  quindi l’utilizzo di farmaci non è particolarmente utile. Nelle situazioni di angoscia,  può essere più utile l’antidepressivo.

 

Lavoro sul corpo

Respirazione,  training autogeno,  rallentamento delle funzioni,  lavoro sulle sensazioni del corpo. Si impara a decodificare le proprie sensazioni corporee, che non diventano più dei punti d’allarme. Questo tipo di attività possono consentire la gestione dell’ansia e sono un modo di stare in contatto con sé. La respirazione previene le crisi di panico ed è utile ogni volta che risulta necessario placare l’ansia. Il bambino nasce con la respirazione diaframmatica,  nel momento in cui recuperiamo quella modalità,  è facile che la persona con un solo respiro sia già in grado di entrare in contatto con sé. E già il fatto di avere questo strumento,  è terapeutico (come il solo fatto di sapere di avere il farmaco in borsa).

 

Dove sta l’energia vitale?

Fatto tutto questo,  la persona inizia ad essere avviata alla vita,  è un addestramento alla vita. La terapia dovrebbe sbloccare le persone a vivere.

 

Dr.ssa Pamela Pellegrini

Psicologa e Consulente Sessuale

Psicoterapeuta in formazione Gestalt e Analisi Transazionale

www.psicologa-bari.it

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